

221. La situazione economica italiana alle soglie del Duemila, la
necessit di una seconda ricostruzione.

Da: V. Castronovo, Stato e mercato nell'Italia repubblicana, in
Cinquant'anni di Repubblica italiana, a cura di G. Neppi Modona,
Einaudi, Torino, 1996.


Giunta alle soglie del Duemila con una situazione economica assai
critica, che mette a rischio la sua posizione nel mercato
internazionale, l'Italia si trova a dover affrontare una seconda
ricostruzione. Questo sostiene nel seguente passo Valerio
Castronovo, uno dei pi eminenti storici dell'economia italiana.
Dopo aver affermato che l'ipoteca pi micidiale sono le
dimensioni astronomiche del debito pubblico e che questo 
fortemente legato al costo eccessivo dello stato sociale, egli
sostiene che al fondo di tale di situazione ci sono anche le
anomalie, le contraddizioni  e l'incompiuta modernizzazione della
societ italiana. Si impone pertanto una revisione del ruolo dello
stato nel sistema economico, alla quale si devono necessariamente
accompagnare riforme istituzionali volte a ripristinare il senso
dello stato, garantire l'equilibrio dei poteri, l'avvento di
un'effettiva democrazia dell'alternanza e di una stabilit
politica che consenta l'attuazione di un efficace programma di
risanamento finanziario. Se ci non avverr, in un sistema
mondiale caratterizzato dalla globalizzazione del mercato,
l'Italia rischia l'emarginazione sia dal nuovo contesto
internazionale post-bipolare, sai dalle nuove e sempre pi fluide
frontiere dello sviluppo.
Oggi, dopo il collasso della prima repubblica sotto il peso delle
degenerazioni di un regime partitocratico altrettanto pervasivo
che avvitato su se stesso (in cui la politica era sovente andata a
braccetto con l'affarismo, dando luogo a molteplici intrecci
illeciti), rimane pur sempre da affrontare il problema
fondamentale di far quadrare i conti della nostra disastrata
finanza statale. Giacch dal suo risanamento dipende non solo la
stabilizzazione della lira ma anche la crescita degli investimenti
e dei posti di lavoro.
Di fatto, la dimensione astronomica del debito pubblico
rappresenta oggi l'ipoteca pi micidiale che incombe sull'economia
italiana e sullo stesso futuro del paese. Si spiega perci la
prominenza che  tornata ad assumere - indipendentemente dal
successo riscosso negli ultimi anni dalle teorie neoliberiste - la
politica monetaria e, di conseguenza, il ruolo del Tesoro e della
banca d'Italia.
E'  vero che anche da noi una delle cause strutturali del debito
pubblico  il costo eccessivo dello stato sociale, reso tanto
pi pesante in Italia dal carico esorbitante e dalle deformazioni
del sistema previdenziale (solo ora in via di parziale
aggiustamento dopo la recente riforma delle pensioni), nonch
dalle iniquit che caratterizzano la distribuzione degli oneri
fiscali.
Ma la crescita abnorme del disavanzo pubblico  anche lo specchio
delle anomalie e delle contraddizioni della societ italiana,
della sua incompiuta modernizzazione. Il nostro paese si  trovato
infatti a scontare, oltre alle conseguenze di un'illusione
piuttosto diffusa e prolungata che si potesse continuare a vivere
al di sopra dei propri mezzi, le vischiosit consociative e i veti
incrociati di un sistema di democrazia bloccata, senza
alternanze.
Si spiega perci come, nonostante tanti moniti provenienti dalle
principali istituzioni monetarie internazionali e dalla Comunit
europea, la classe politica sia rimasta per lo pi refrattaria ai
ripetuti appelli che sollecitavano l'elaborazione di efficaci
programmi di governo e una coerente strategia di risanamento
finanziario.
D'altra parte, solo da poco tempo sono venuti meno certi tab
ideologici nei confronti dell'economia di mercato. E incontra
ancora parecchi ostacoli il passaggio da uno stato proprietario-
gestore diretto di risorse (non molto diverso da quello edificato
a suo tempo dal regime fascista per rimuovere le macerie della
grande crisi degli anni Trenta) a uno stato regolatore e garante
della competizione economica.
Uno stato che stabilisca alcune norme essenziali di condotta ed
efficaci forme di controllo, sia per la gestione limpida della
cosa pubblica e per la massima trasparenza dei rapporti economici,
sia per la determinazione di effettive condizioni di concorrenza e
di tutela dei consumatori; che adotti le misure pi opportune per
lo sviluppo di politiche attive per fattori produttivi (capitale,
lavoro, formazione, ricerca e innovazione); che fornisca servizi
pubblici adeguati sia alla collettivit nazionale sia a
un'economia industriale avanzata.
Tuttavia, si sta manifestando quantomeno un progressivo mutamento
di orientamenti culturali e di aspettative sociali. Esauritasi
nelle attuali condizioni la funzione propulsiva delle politiche
keynesiane, si sta imponendo anche da noi la ricerca di nuove
soluzioni che consentano lo sviluppo del sistema produttivo e
dell'occupazione in un quadro di stabilit dei prezzi, di
flessibilit del lavoro, di equilibrate garanzie sociali. Ed 
cresciuta tanto la domanda di efficienza, non come fine ma come
mezzo, per rafforzare le potenzialit del sistema-paese nel suo
complesso, e, dunque, per reggere le prove sempre pi ardue dovute
alla globalizzazione del mercato; quanto la domanda di
trasparenza, per eliminare sprechi e disfunzioni e per garantire
un nuovo rapporto sia fra imprese e consumatori, sia fra
amministrazione pubblica e cittadini utenti e contribuenti.
[...] La riscoperta dei principi dell'economia di mercato 
scaturita [...] dall'esigenza di riformare le strutture di un
apparato statale elefantiaco in alcuni settori e carente in altri;
di impostare la gestione dei servizi collettivi sulla base del
rapporto costi-benefici, e di responsabilizzare gli enti locali;
di creare nelle regioni meridionali le condizioni pi idonee per
l'attivazione di uno sviluppo autopropulsivo, non finanziato
unicamente o quasi dai rubinetti della spesa pubblica.
Questi obiettivi comportano peraltro l'adozione di un insieme di
riforme istituzionali, tali da ripristinare il senso dello stato e
da garantire l'equilibrio dei poteri; nonch di una nuova legge
elettorale che renda possibile l'avvento di un'effettiva
democrazia dell'alternanza. Altrettanto essenziale  un programma-
governo che persegua una seria politica di risanamento
finanziario, che tagli i rami secchi e bonifichi le spese
correnti, metta fine alle ancor larghe fasce di evasione ed
elusione fiscale, al fine di consentire il rilancio degli
investimenti nella produzione, nella formazione e nella ricerca.
La crisi di transizione, che si trova tuttora a vivere il nostro
paese, ha reso pi difficile l'itinerario verso il raggiungimento
degli obiettivi dell'unione economica e monetaria fissati con il
trattato di Maastricht. A maggior ragione, qualora si sfilacciasse
ulteriormente il vincolo esterno (che cinquant'anni fa rese
possibile l'ancoraggio al mercato internazionale), l'Italia non
potrebbe pi continuare a figurare a pieno titolo nell'Unione
europea. Tanto pi che il vistoso deprezzamento subito negli
ultimi tempi dalla lira, se da un lato ha favorito finora le
nostre esportazioni, potrebbe non solo provocare alla lunga dure
misure di ritorsione da parte dei paesi concorrenti, ma rimettere
in moto una forte spirale inflazionista. Col risultato in un caso
o nell'altro di bloccare la ripresa economica in corso e di
pregiudicare pi di quanto gi non sia l'affidabilit dell'Italia
sui mercati finanziari internazionali.
Siamo dunque a una svolta cruciale. La stabilit politica  stata
sempre un requisito fondamentale per il buon andamento
dell'economia. Ma oggi lo  diventato ancor di pi. Giacch il
pericolo a cui andiamo incontro, se non riusciremo a darci un
sistema politico-istituzionale analogo a quello di altre
democrazie occidentali che assicuri continuit e coerenza
nell'azione di governo,  l'emarginazione del nostro paese sia dal
nuovo contesto internazionale post-bipolare, sia dalle nuove e
sempre pi fluide frontiere dello sviluppo.
Fatte le debite proporzioni,  una sorta di seconda
ricostruzione, dopo quella dell'immediato dopoguerra, quella che
dobbiamo affrontare. Ma avremo, oltre alle energie e alle risorse,
anche le attitudini e le capacit, in termini di scelte politiche
e di strategie economiche, di cultura sociale e di impegno
collettivo, per superare le sfide che ci attendono?.
Sono questi gli interrogativi che ci poniamo oggi, alla
conclusione di un complesso capitolo della nostra storia (segnato
da profonde trasformazioni ma anche da tanti problemi irrisolti) e
alla vigilia di un nuovo secolo  denso di incognite sotto ogni
profilo.cos.
